HAI il Parkinson non SEI il Parkinson

Inizia tutto con una mano, anzi,  con la MIA mano. Da un giorno all’altro la mia mano ha iniziato ad irrigidirsi, a non essere più sincronica e collaborativa con l’ altra; fino a non muoversi quasi più se non per piegarsi verso il torace alla Napoleone Bonaparte. Allora inizia un giro di visite, un carosello di medici con varie specializzazioni che danno diagnosi diverse l’uno dall’altro. Fai questo viaggio un po’ infastidita ma certa che non sarà nulla di serio. Finché  arrivi alla fine fel viaggio, ma non trovi striscioni in festa o omaggi di benvenuto. Trovi un verdetto , più che una diagnosi, che ti destabilizzae ti sconvolge: PARKINSON! Allora inizi a pensare che non è così,  che si sono sbagliati. Ti ripeti che non può essere, che è una patologia legata all’età senile. Ma poi ti accorgi che no, i medici non si sono sbagliati e che  la tua patologia inizia ad arrivare anticipatamente all’età senile. Ed entri in un tunnel che sembra non avere  vie d’uscita. Perché proprio a me? Perché io? Che male ho fatto x meritarmelo? Passano i mesi ed acquisti consapevolezza,  inizi a togliere il perché e la frase si riduce in “proprio a me”. E allora capisci che sarai proprio tu a trovare la via d’uscita del tunnel e una volta uscita ti accorgi che si, i blocchi o i tremori aumentano,  che non ruesci più a fare in tempi brevi quello che una volta era automatico e veloce. Ma al tempo stesso ti rendi conto di una grande verità: gli arti sono bloccati, ma la mente no. La mano trema, ma il cuire è ben saldo e soprattutto,  come compensazione,  il corpo è più debole,  ma il tuo essere è più forte, molto più forte di prima. E qui capisci una grande verità : Tu HAI il parkinson,  ma non SEI il parkinson. Cambia la condizione,  non l’essenza. Così inizi a contate anche ciò che questa condizione ti ha dato. Ti guardi intorno e vedi i nuovi meragliosi amici che ha portato nella tua vita e le splendide persone che ti ha permesso di conoscere e che con un’attenzione  che va ben oltte la professionalità, condividono i tuoi stati d’animo, e ti sostengono . Concludo proprio con un ringraziamento a queste persone e con un augurio di buona consapevolezza a tutti noi. Continua a leggere

Anche questa settimana niente bicicletta

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E pensare che fino a tutto ottobre non è passata giornate senza facessi almeno una ventina di chilometri! L’estate ormai sembra così lontana e quanto mi manca, con le giornate luminose, interminabili e calde! Stare in sella e riprendere il controllo di muscoli delle gambe e dell’equilibrio è stata quasi una conquista. Ad un certo punto quasi come imparare di nuovo. Come il piacere di fare yoga per allentare la fatica e distendere i muscoli della schiena. Tornare a stare dritti. In piedi con la testa in alto. Camminare a passo disteso. Pedalare meglio di camminare e camminare meglio grazie alle pedalate.

E dopo un’estate caldissima, il freddo atteso ma improvviso, rigido come le mie braccia. Le giornate corte come i mie passi. Il tempo incerto come le mani che faticano a toccare le lettere bianche della tastiera. Il cielo grigio e pesante come il mio umore e il mio viso che fatica a sorridere.

Cosa mi succede? Come lo spiego a mia moglie che mi vede cambiare così in fretta? Ai miei figli per i quali devo comunque essere un riferimento certo. Come faccio a dire che mi sento tradito, incerto, fragile, vulnerabile. Che mai mi sarei immaginato che nella vita mi sarebbe successo anche questo?

Il PK mi ha rubato venti, forse trent’anni di vita: avere 50 anni e muovermi come se ne avessi settanta. Non sentirmi più in grado di confrontarmi con le persone, e avere una voce che diventa flebile e si incrina, con cui non è possibile affermare certezze ma solo dubbi. Sentirmi trasformato, tradito dal mio stesso corpo, che mi dava certezze e in cui mi riconoscevo. Non poter fare più affidamento sulle mie forze per portare a termine le iniziative.

Al tempo stesso una nuova vita, nuove esigenze, nuove relazioni, nuovi colleghi. Tentare di rimettersi in gioco. Giocarsi tutto con un nuovo posto di lavoro e nuovi colleghi in un posto inesplorato e inizialmente ostile. Scoprire che comunque c’è chi ha aspettative su di te. Chi conta su te per fare fronte i propri problemi e che nonostante tutto puoi essere ancora migliore di tanti intorno a te.

Scoprire che alcuni ti amano come sei, riconoscere chi ti accetta e chi ha pregiudizi.